Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il Parco Lombardo della Valle del Ticino, la cui data di nascita ufficiale è il 9 gennaio 1974, è il più antico parco regionale d'Italia. Il parco è sito interamente in Lombardia ed interessa le province di Milano, Pavia e Varese, in un'area compresa tra il Lago Maggiore ed il Po. Confinante con esso è il Parco Naturale della Valle del Ticino in Piemonte, nato nel 1978.
Territorio
Superficie
Mappa del Parco Lombardo della Valle del Ticino
Il parco Lombardo della Valle del Ticino ha una superficie complessiva pari a 91.140 ettari così suddivisi:
- 22.000 ettari sono a vocazione naturale, costituiscono gli ultimi
lembi della foresta che duemila anni fa copriva quasi totalmente la Pianura Padana.
- 47.200 ettari sono dedicati alle attività agricole.
- 21.740 ettari sono urbanizzati.
L'area fluviale misura in linea d'aria oltre 100 Km (da Sesto Calende a Mezzanino); le rive sono lunghe oltre 280 Km; la popolazione residente è di circa mezzo milione di abitanti. Data l'ampiezza del territorio presenta cinque diverse zone:
Comuni Consorziati
I Comuni consorziati sono:
Abbiategrasso, Arsago Seprio, Bereguardo, Bernate Ticino, Besate, Besnate, Boffalora sopra Ticino, Borgo San Siro, Buscate, Carbonara al Ticino, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Cassinetta di Lugagnano, Cassolnovo, Castano Primo, Cuggiono, Ferno, Gallarate, Gambolò, Garlasco, Golasecca, Gropello Cairoli, Linarolo, Lonate Pozzolo, Magenta, Mezzanino, Morimondo, Motta Visconti, Nosate, Ozzero, Pavia, Robecchetto con Induno, Robecco sul Naviglio, Samarate, San Martino Siccomario, Sesto Calende, Somma Lombardo, Torre d'Isola, Travacò Siccomario, Turbigo, Valle Salimbene, Vanzaghello, Vergiate, Vigevano, Villanova d'Ardenghi, Vizzola Ticino, Zerbolò.
Storia

Il Ticino è il fiume che attraversa la pianura lombarda dal Lago Maggiore al Po. Per la gente che ci abita vicino è il fiume azzurro
che, scorrendo per secoli nella pianura, ha creato una valle stupenda
fatta di boschi e terre fertili, ricca di lavoro e valori culturali.
All'inizio la natura ha modellato da sola il paesaggio con ottimi
risultati: con il tempo il terreno intorno all'acqua è diventato
feritile, il suolo ricco di elementi nutritivi, la vegetazione
rigogliosa, la fauna varia e numerosa. Quando l'uomo ha cominciato ad
intervenire sul paesaggio, lo ha fatto per far posto a sé stesso e alle
proprie attività. Per molto tempo è intervenuto senza rompere gli
equilibri naturali e in armonia con l'ambiente. Successivamente macchie
sempre più estese di agglomerati urbani, uniti a strade, ponti e
ferrovie, hanno aggredito il paesaggio in modo violento e disordinato.
Anche la varietà del territorio, che suggeriva impressioni di bellezza
e di equilibrio, è stata sostituita dalla monotonia di coltivazioni
estese. Un'industrializzazione e un'urbanizzazione senza regole
rischiavano di danneggiare irrimediabilmente il ricchissimo patrimonio
storico, antropico e naturale della zona. Alle proteste della gente,
che cominciava a ribellarsi di fronte allo scempio del Ticino
e della sua valle, organizzando movimenti e raccolte di firme, doveva
necessariamente seguire una seria ed efficace politica ambientale. È
proprio con l'obiettivo di tutelare l'uomo insieme al suo ambiente, che
è nata e si è sviluppata l'attività del Parco del Ticino.
Le risorse del Parco
Il parco del Ticino, per effetto della sua particolare collocazione
geografica, offre un'ampia varietà di ecosistemi, di paesaggi e di
specie animali e botaniche.
[modifica] L'oro del Ticino
Fin dai tempi dei Romani quasi tutti i corsi d'acqua che scendono dalle Alpi sono stati oggetto di ricerca dell'oro. Dagli scritti di Plinio il Vecchio
traspare che, già in epoca romana, migliaia di schiavi venissero
impiegati nell'estrazione dell'oro nelle zone alluvionali della bassa Gallia (Piemonte e Lombardia occidentale). A testimonianza di ciò, nel territorio di Varallo Pombia, lungo un percorso di quasi due Km, si possono osservare enormi cumuli di massi ammonticchiati, resti di antiche miniere d'oro a cielo aperto conosciuti come vie Aureofondine.
Oggi la ricerca dell'oro alluvionale è un'attività di tipo
naturalistico-amatoriale, non remunerativa ma fonte di emozioni e
divertimento.
Gli habitat del parco
L'uomo ha modificato profondamente il paesaggio della valle del
Ticino, tuttavia nel Parco si possono ancora trovare aree non
intaccate. Sono inoltre da ammirare micro ambienti vegetali creati
artificialmente ricchi di vita, come le marcite o i corsi d'acqua irrigui.
Il paesaggio agricolo
Sui campi, arati e divenuti fertili, si sono seminate colture sempre
più in maniera intensiva e specializzata; grano e farro sono stati ben
presto sostituiti da mais e riso, da sole queste coltivazioni coprono
oggi più dell' 80% della superficie coltivata. Da qualche anno sono
arrivati anche i girasoli e la colza che dipingono di giallo le
campagne, che in passato erano prerogativa del verde.
Le risaie
La natura del terreno, il clima caldo umido e la ricchezza di acque
irrigue sono tra le condizioni fisiche e ambientali che hanno favorito
la coltivazione del riso nell'area del vercellese, novarese e Lomellina.
Il Ticino, attraverso la rete di canali della sponda piemontese,
fornisce parte delle acque che hanno permesso alla risicoltura di
diventare l'attività agricola principale del territorio. Molti animali
trovano il loro habitat ideale nell'ambiente risicolo: vertebrati,
invertebrati, anfibi e uccelli. Queste ultime specie, con rane e
aironi, rappresentano le presenze che si notano maggiormente.
Le marcite
L'abbondanza di acqua e la presenza di fontanili ha determinato lo
sviluppo delle "marcite", un tipo di prateria stabile irrigua che
permette di incrementare il numero dei tagli d'erba fresca, rispetto a
quelli dei prati tradizionali. L'acqua di fontana, che ha una
temperatura fra 9 e 12 gradi centigradi anche in inverno, viene fatta
scorrere sulla coltre erbosa. In questo modo l'erba viene difesa dal
gelo e dalla neve e continua a crescere permettendo tagli anche fuori
stagione. Le specie vegetali principali sono il loglio (Lolium temulentum), il trifoglio rosso (Trifolium pratense), l'erba maggenga (Poa pratesis), ma anche il non ti scordar di me (Myosotis) e il crescione (Nasturtium officinale).
Fauna
Il Parco del Ticino è una delle aree della Pianura Padana che presenta un'ampia varietà di animali, comprese alcune specie scomparse altrove.
Mammiferi
Tra i mammiferi si possono osservare volpi, donnole, tassi, puzzole e faine. Dopo una lunga assenza sono ricomparsi alcuni esemplari di caprioli e cinghiali. Nei boschi sono piuttosto diffusi anche lo scoiattolo ed il ghiro. Tra le specie molto comuni vi sono anche il coniglio selvatico e la lepre.
Uccelli
Nel territorio del Parco vi sono 246 specie diverse di uccelli. Tra
questi i più numerosi sono gli uccelli acquatici, come la Garzetta,
l'Airone rosso e l'Airone cenerino, la Sgarza ciuffetto e la Nitticora.
Altri volatili che frequentano gli specchi d'acqua sono il Martin pescatore, il Gruccione, la Gallinella d'acqua, lo Svasso e la Folaga. Nelle aree boschive numerose sono le Cince,
i Picchi, compreso il Picchio rosso minore, presente solo in pochi siti
sul territorio lombardo. Abbondanti anche lo Scricciolo, il Merlo, il
Pettirosso, insieme a Ghiandaia, Cuculo, Fringuello, Usignolo, Storno.
Vi sono anche numerosi predatori, diurni e notturni, come il Lodolaio, la Poiana, lo Sparviero, il Gheppio, l'Albanella reale, il Falco pellegrino ed il Falco pescatore.
I pesci
Il Ticino è popolato da circa quaranta specie ittiche. Nelle acque del fiume si incontrano le seguenti specie:: Alborella, Alburno, Anguilla, Barbo canino, Barbo comune, Barbo esotico, Cagnetta, Carassio, Carpa, Carpa erbivora, Cobite comune, Cobite mascherato, Gambusia, Ghiozzo padano, Gobione, Lampreda, Lasca, Luccio, Lucioperca, Panzarolo, Persico sole, Persico trota, Pesce Persico, Pigo, Pseudorasbora, Rodeo amaro, Rutilo, Scardola, Spinarello, Temolo, Tinca, Triotto, Trota fario, Trota iridea, Trota marmorata.
L'arte nel Parco
Tra le architetture presenti all'interno del parco vi sono numerosi
esempi di castelli e torri di avvistamento, insieme agli edifici di
origine monastica, che costituiscono l'ossatura della presenza
religiosa nell'area del Ticino.
Castelli e fortezze
Fra i molti castelli presenti nel territorio del Parco, spiccano tra tutti quelli di Vigevano, Somma Lombardo, e Pavia; di alcuni si salvano solo pochi resti, è il caso di Vergiate, Besate e Ozzero;
altri sono stati talmente rimaneggiati nel corso dei secoli da essere
quasi irriconoscibili rispetto alla destinazione originale.
Villa Clerici a Castelletto di Cuggiono
Architettura religiosa
La civiltà rurale ha sempre espresso la propria religiosità
prevalentemente attraverso edicole e piccole cappelle, pochissime delle
quali sono giunte fino ai giorni nostri. Nel vasto territorio del Parco
lo sviluppo urbano è avvenuto solo in tempi relativamente recenti e gli
edifici urbani di culto sono pochi rispetto alle costruzioni di
devozione o alle abbazie.
Ad Arsago Seprio, nell'area settentrionale del Parco, si trova uno degli esempi più notevoli di edificio religioso. Si tratta del battistero, edificato nel XII secolo davanti alla chiesa di San Vittore.
L'architettura presenta uno schema ottagonale con nicchie
alternativamente semicircolari e trapezoidali, ricavate nello spessore
delle mura.
Le abbazie
Le abbazie di Bernate Ticino e Morimondo sono senza dubbio le più prestigiose. Le origini della Canonica di Bernate Ticino risalgono al 1186, con la Bolla di Papa Urbano III che autorizzava l'insediamento degli Agostiniani milanesi al "Castrum Brinate", il cui territorio venne direttamente legato alla sede apostolica. La commenda rimase per circa tre secoli ai Canonici di Crescenzago, fino a che venne ceduta, da Papa Alessandro IV, ad Antonio Stanga i cui eredi la restituirono, nel 1511, alla Congregazione Lateranense. Dopo non importanti vicende la canonica venne soppressa nel 1722, tornando sotto la giurisdizione ordinaria.
La Canonica di Bernate Ticino
L'abbazia di Morimondo invece, fu fondata dai monaci cistercensi, provenienti dalla cittadina francese di Morimond.
Particolarmente importante l'opera di bonifica del territorio
circostante, operata dai monaci, che insediarono nuove tecniche
agricole in un'area bonificata dalle paludi. Attualmente il complesso
comprende una chiesa a forma basilicale, a tre navate e con transetto
ed abside rettangolare, il chiostro, la sala capitolare e una serie di
costruzioni, tra le quali l'alloggio dell'abate. L'intero complesso, in
gotico borgognone francese con elementi di romanico lombardo, è
costruito con mattoni a vista.
Le chiese urbane
Le principali chiese urbane sono nei più popolosi centri del Parco: Abbiategrasso, Pavia, Gallarate e Vigevano. Ad Abbiategrasso citiamo la chiesa di Santa Maria Nuova (1365-1390) edificata per volere di Gian Galeazzo Visconti
e dedicata a Maria Nascente per celebrare la nascita del figlio Gian
Maria. Alla struttura originaria suddivisa in tre navate coperte da
capriate, Bramante, secondo alcuni storici, intorno al 1497, aggiunse un pregevole pronao. Di Pavia, una delle città d'arte più importanti d'Italia, citiamo fra le numerose chiese e basiliche quelle del periodo longobardo, quando la capitale d'Italia giunse all'apice della sua potenza: la chiesa di San Salvatore, per fare un solo esempio, che risale al 643. Ma soprattutto nel periodo carolingio, dopo il 774, quando il regno longobardo venne espugnato da Carlomagno, vennero costruite basiliche stupende, prime fra tutte quella di San Pietro in ciel d'Oro, con il relativo monastero, e quella di San Michele. Per quanto riguarda Vigevano, non possiamo non citare il Duomo, la cui costruzione prese il via nel 1532 per volere del duca Francesco Sforza, su una chiesa anteriore al Mille, fu completato solo nel 1612. La originale facciata concava in stile barocco, fu fatta erigere nel 1680 dal Vescovo architetto Juan Caramuel a chiusura della rinascimentale piazza Ducale. Sempre a Vigevano ricordiamo le chiese di San Pietro Martire e di San Francesco. Infine a Gallarate, divenuta capoluogo amministrativo del Contado di Seprio Inferiore nel 1287, il suo unico importante monumento religioso è la chiesa di San Pietro, costruita a partire dal 1150 e molto rimaneggiata nei secoli successivi.
I santuari
Due i santuari nel territorio: la Madonna delle Grazie alla frazione Bozzole di Garlasco e la Madonna della Ghianda di Somma Lombardo, entrambi costruiti su luoghi di apparizioni o per documentare eventi miracolosi.
Voci correlate
Collegamenti esterni
Parte delle informazioni contenute in questo articolo sono state tratte da: